MOSCA - Obama e Medvedev hanno firmato un accordo sul disarmo nucleare che prevede la riduzione degli arsenali atomici a 1.500-1.675 testate e 500-1.100 vettori balistici per ciascun Paese entro 7 anni.
Il memorandum non ha valore giuridico ma solo politico e serve da base per il proseguimento dei negoziati sul rinnovo del Trattato Start I, che scade il 5 dicembre.
Superate le divergenze sul taglio degli arsenali atomici tra Russia e Usa resta invece ancora il completo disaccordo sul progetto di scudo antimmissile che Washington vuole installare in Repubblica Ceca e Polonia. Lo ha annunciato il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov: «Nella dichiarazione congiunta dei due presidenti si legge che le parti vogliono continuare a discutere su come rilanciare la cooperazione per reagire alla diffusione dei missili balistici. Ciò significa che noi non siamo ancora d'accordo nel valutare quali sono le conseguenze di certe decisioni dell'amministrazione Usa», ha aggiunto, ricordando che « per noi il problema rimane aperto».
Malgrado restino ancora molte divergenze Barack Obama è fiducioso che in futuro si possa raggiungere un accordo. Il presidente americano nella conferenza congiunta al Cremlino con Dmitri Medvedev ha ribadito la necessità del sistema di difesa missilistico per annullare la minaccia di un attacco da Iran e Corea del Nord. Da parte sua Medvedev pur ribadendo le sue perplessità ha ammesso che ci sono stati «chiari progressi» sul programma antimissilistico che gli Usa vogliono installare in Repubblica Ceca e Polonia.
ALTRO ACCORDO SULL'AFGHANISTAN - Un altro punto sui quali si è già registrata un'intesa è quello legato all'autorizzazione della Russia all’utilizzo del suo spazio aereo per il transito di soldati e materiali militari statunitensi verso l’Afghanistan. In base all’accordo, gli Usa potranno compiere sino a 4.500 voli l’anno senza pagare dazi o senza scali intermedi. Per gli Usa, sottolinea un funzionario che chiede l’anonimato, in attesa della firma ufficiale, questo comporterà un risparmi di 133 milioni di dollari.
STRAORDINARI PROGRESSI - Il presidente americano si è detto fin da subito ottimista circa i risultati della sua visita a Mosca, dicendo che si possono ottenere «straordinari progressi» in vari campi «se lavoriamo insieme». Obama ha citato in particolare i temi della sicurezza, dell'energia e della tutela ambientale. «Washington e Mosca - ha detto - hanno più cose in comune che differenze e se lavoriamo duro nei prossimi giorni possiamo fare straordinari progressi che porteranno benefici ai popoli di entrambi i Paesi». Dal canto suo, Medvedev ha affermato che la visita di Obama a Mosca «è un evento importante nella storia delle relazioni russo-statunitensi che aiuterà ad aprire nuove pagine».
RUSSIA FORTE E PROSPERA - Obama ha poi tenuto una conferenza alla New Economich School. «L'America desidera una Russia forte, pacifica e prospera - ha detto alla platea degli studenti -. Le sfide di oggi richiedono una partnership globale e questa partnership sarà più forte se la Russia occupa la sua giusta posizione di grande potenza». Obama ha poi parlato della guerra fredda, sottolineando che è stata ormai consegnata alla storia: «Nel XX secolo alcuni pensavano che Stati Uniti e Russia fossero destinati a essere antagonisti e nel XIX secolo alcuni pensavano che i due Paesi fossero destinati a lottare per sfere d'influenza e che le grandi potenze dovessero creare blocchi. Entrambi questi punti di vista si sono rivelati sbagliati». La Russia, ha però sottolineato l'inquilino della Casa Bianca, deve rispettare la sovranità della Georgia e dell’Ucraina, due repubbliche ex sovietiche che hanno chiesto di poter aderire alla Nato: «La sovranità degli Stati è la pietra angolare dell’ordine mondiale. Allo stesso modo tutti i Paesi devono avere il diritto di scegliere i propri dirigenti, devono avere il diritto di vivere in frontiere sicure e il diritto di avere la propria politica estera». Già lunedì, incontrando Medvedev, Obama aveva ribadito la posizione Usa in difesa dell’indipendenza e della sovranità della Georgia, teatro la scorsa estate di un sanguinoso conflitto tra Mosca e Tbilisi.
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