Martedì 07 Settembre 2010 ore 1:43
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Dov'è la "crisi" per le spedizioni militari? E-mail
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Il Parlamento ha approvato senza obiezioni e con voto plebiscitario un aumento di spesa del 38% nei finanziamenti alla guerra in Afghanistan.

40 milioni al mese. Ieri sera il Senato ha approvato all'unanimità il decreto legge (n.209 del 30 dicembre 2008) che rifinanzia tutte le missioni militari italiane all'estero. La Camera dei Deputati l'aveva approvato lo scorso 21 gennaio con due soli voti contrari e quattro astenuti. Per la partecipazione italiana alla missione Nato in Afghanistan (Isaf) sono stati stanziati oltre 242 milioni di euro per i prossimi sei mesi, ovvero circa 40 milioni al mese - nel 2008 la missione era costata 29 milioni al mese.

2.500 parà della Folgore. L'incremento dei costi è dovuto al consistente aumento di truppe e mezzi mandati al fronte dal governo su richiesta degli Stati Uniti - senza contare l'invio di rinforzi temporanei per le elezioni presidenziali di agosto. Nei prossimi mesi, con l'arrivo di 2.500 paracadutisti della "Folgore" (in sostituzione degli alpini della "Julia") e di altri elicotteri da guerra (con relativi equipaggi), il contingente italiano supererà quota 3.000. I costi saliranno ulteriormente quando diventerà effettiva la già annunciata rimozione delle ultime limitazioni che impedisce ai nostri soldati di condurre operazioni offensive e ai nostri Tornado di sganciare di bombe.

"Le Ong se ne vadano". L'approccio militarista della nuova politica italiana in Afghanistan risulta evidente anche dall'invito informale che ieri la Farnesina ha rivolto alle Ong italiane che lavorano in Afghanistan con la Cooperazione Italiana (Cesvi, Gvc e Intersos), suggerendo loro di ritirare dal Paese tutto il personale italiano per motivi di sicurezza. Invito che le Ong hanno già rimandato al mittente, chiedendo che il governo metta al centro della sua strategia "la risposta ai bisogni e alle aspettative degli afgani", perché puntando tutto sulla forza militare "non saranno solo i talebani a cacciare gli stranieri, ma tutto il popolo afgano", come ha dichiarato Nino Sergi, segretario generale di Intersos.

"Italia protagonista". "L'invito alle Ong italiane a lasciare il Paese ci sgomenta", si legge sul sito dell'associazione Afgana.org. "Questo sembra essere l'epilogo di una strategia di emarginazione costante e mirata di ogni presenza civile, dopo il maldestro tentativo di cancellare dal decreto missioni, che rifinanzia la presenza militare all'estero, anche i pochi denari riservati ad attività civili di riconciliazione e costruzione della pace".

Ma il governo italiano si preoccupa solo di far bella figura con gli Usa e gli alleati europei: l'invio di rinforzi, ha detto Frattini, "è il segnale di un impegno da protagonista che l'Italia sente come un dovere morale nei confronti della comunità internazionale"



Sembra quindi del tutto inutile ricordare al nostro governo che abbiamo una Costituzione, quella legge che tutti i cittadini italiani devono riconoscere e rispettare, che all’Art.11 dice "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

E’ del tutto inutile cercare di spostare l’attenzione del nostro governo sui problemi interni al nostro paese generati da una politica sociale di fatto assente e acuiti dalla grave crisi economica che sta attraversando il mondo.

Infatti piuttosto che occuparsi di dare risposte concrete ai problemi della disoccupazione, del precariato, di quel 15% di poplazione che rischia di varcare la soglia della povertà, della minaccia di un rinato sentimento razzista, dell' aumento del malessere sociale in generale; piuttosto che ascoltare le richieste del mondo studentesco per risoluzioni nell’ambito dell'istruzione e della ricerca, il governo italiano continua la sua politica di servilismo nei confronti delle politiche militari statunitensi (Afghanistan, Vicenza, Sigonella, Niscemi -progetti AFRICOM e MUOS), complice di scelte che porteranno l’Italia ed il mondo alla catastrofe.

La prepotenza degli USA e dei loro alleati nel cercare di imporre un modello culturale ed economico egemonico, non solo hanno generato i disastri propri dell'applicazione di tale modello, ma anche reazioni violente di ogni tipo dettate dai più oscuri razzismi, integralismi e fanatismi. Il crescente appoggio popolare ai leader bellicisti e la moltiplicazione del terrorismo sono alcune delle reazioni generate in molti popoli che si sentono calpestati dal cosiddetto "Primo Mondo".

Di fronte a queste reazioni, lontani dal retrocedere nella loro prepotenza, i poteri centrali le utilizzano come pretesto per attribuirsi il diritto di intervenire militarmente in qualsiasi paese, con l'argomento della "lotta al terrorismo" e della "difesa della democrazia", mentre si insediano in territori ricchi di risorse energetiche. Quindi, questa politica non fa altro che aumentare nuove reazioni, in un circolo vizioso di violenza che ci porterà al disastro.

Oggi l'umiliazione culturale, la mancanza di futuro e la sottomissione economica stanno generando un esercito sempre più grande di esseri che sentono di non avere nulla da perdere e che sono assolutamente disposti a immolarsi in un attentato terroristico contro qualsiasi obiettivo, che per loro rappresenta quel "primo mondo" di pochi privilegiati.

Oggi, il grande capitale ha ormai esaurito lo stadio corrispondente all'economia di mercato e cerca ora di disciplinare la società in modo da far fronte al caos che esso stesso ha generato. La necessità imperante di mantenere con la forza il potere politico ed economico fa in modo che alcuni leader dei paesi centrali, che rispondono ai dettami del grande capitale (in molti casi legato al complesso militare-industriale), giustifichino davanti al loro popolo nuove invasioni e massacri in altri paesi, con argomenti come la sicurezza nazionale e la difesa di uno stile di vita.

Ma a questo oggi, di per sé terribile, può seguire un domani molto peggiore. Perché l'attuale collasso finanziario internazionale, che non è altro che la detonazione di un sistema economico caduto da tempo, aumenterà ulteriormente la violenza e il disordine, portando l'umanità sull'orlo della catastrofe nucleare.

La formidabile crisi economica attuale, si deve dire, è stata completamente responsabilità dei "paesi seri" e non è stata prevista dai loro "intelligenti analisti e opinionisti". Questo ci fa sospettare che un futuro disastro nucleare sarà difficilmente previsto o controllato in tempo da parte di simili personaggi irresponsabili e inefficienti che si attribuiscono il diritto di gestire il mondo.

È urgente produrre in tutte le popolazioni del pianeta una presa di coscienza del pericolo nucleare e gettare le basi per la nascita di un’atmosfera sociale che rifiuti le guerre e la violenza come qualcosa di ripugnante e inaccettabile

 
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